La sacralità senza tempo delle icone

L'icona è tra le espressioni più originali della cultura russa, per comprenderla occorrono grande impegno e competenze adeguate. In occasione della Pasqua, la festa più solenne della cristianità ortodossa, Rbth ha elaborato una guida per spiegare il linguaggio delle icone
L'icona è una componente essenziale non solo della cultura russa, ma anche del mondo medievale europeo che in Russia ha avuto uno sviluppo cronologico del tutto peculiare. A differenza di quanto è accaduto nei Paesi dell'Europa occidentale, la fase del Rinascimento nell'arte russa è stata per così dire "saltata". Il Medioevo si è protratto dal volgere del X secolo, ossia da quando nell'antica Russia veniva adottato il cristianesimo, fino al momento dell'ascesa al trono di Pietro il Grande, nel periodo a cavallo tra il XVII e il XVIII. Ma la tecnica iconografica ha continuato a evolvere e per le chiese di nuova costruzione venivano dipinte icone in cui erano rintracciabili stilemi barocchi, rococò e modernisti.
La prospettiva rovesciata
Il tratto distintivo del linguaggio figurativo delle icone russe – tratto che le distingue radicalmente dalla tradizione europea-occidentale – è il tipo di prospettiva utilizzata. Il punto di fuga è situato in avanti, all'esterno dell'immagine. In tal modo i santi o le scene delle sacre scritture raffigurati sono proiettati in uno spazio convenzionale tra lo spettatore e la superficie dell'icona.
Icona del XV secolo
L'immagine così rappresentata diviene una sorta di finestra che si apre sul mondo divino, inaccessibile al semplice occhio dell'uomo e non sottomesso a un ordine logico. Grazie a questa prospettiva rovesciata questo mondo si offre allo spettatore, disorientandolo con la sua aura universale, cosmica.

Il dato interessante è, che anche dopo aver appreso l'esistenza della prospettiva lineare, i pittori di icone dell'antica Russia non adottarono comunque questo procedimento nella tecnica iconografica in quanto non si addiceva al senso e allo scopo delle icone.
La composizione
In tutte le icone antiche la tavola di legno presenta una superficie curva, uno scavo profondo o arca, su cui viene realizzata la stesura dell'immagine. Ciò consente di separare il mondo terreno, in cui si trova lo spettatore, da quello celeste, raffigurato nell'icona.
In alto: Il miracolo di San Teodoro

Sotto: San Basilio Benedetto, fine XVI – inizio XVII secolo; San Nikolaj Taumaturgo, metà XVI secolo

Nella composizione si assemblano liberamente episodi accaduti in tempi diversi. Così, nell'icona della Dormizione della Madre di Dio, sono raffigurati momenti della morte di Maria e dell'assunzione della sua anima in cielo con Cristo e gli angeli e gli apostoli dolenti chini davanti al suo letto funebre o che si librano in cielo sulle nuvole da ogni angolo della terra per prendere congedo da lei.

L'evento fulcro della narrazione non è collocato al centro, ma emerge dalla grande potenza evocativa della narrazione cosicché lo spettatore coglie di colpo la sua essenza e solo successivamente, immergendosi nella contemplazione, si concentra sui singoli dettagli rappresentati.
Assunzione della Vergine, XIII secolo. Fonte: Galleria Tretyakovskaya
Lo sfondo dorato








L'icona russa è una scoperta dell'inizio del XX secolo dovuta al lavoro dei restauratori che ripulirono dalla superficie gli strati di sporco che si erano accumulati nei secoli, insieme al fumo delle candele. Prima che quella pittura dai colori brillanti, intensi venisse liberata dalle incrostazioni scure, l'icona era ritenuta solo una testimonianza oscura dell'antichità.

Lo sfondo dorato simboleggia la vita celeste e la luce divina. Trasmette l'idea della bellezza del Regno dei Cieli dove non cala mai la notte. Proprio per questa ragione anche le pieghe e altri dettagli delle vesti di Cristo, della Madre di Dio e dei santi venivano dipinti in oro. Talvolta l'oro è sostituito dal giallo, ma il senso resta immutato.

Sopra: L'arcangelo Michele, XIII secolo
A sinistra: San Giorgio, XII secolo

Il colore
Ogni colore nell'icona ha un valenza particolare.
Il Giudizio Universale, XVI secolo. Fonte: Galleria Tretyakovskaya
L'unico colore che non viene mai utilizzato nella pittura iconografica è il grigio, frutto della contaminazione tra bianco e nero, bene e male. Il grigio è percepito come simbolo di vuoto e indeterminatezza, come colore inappropriato per lo spazio dell'icona.
La forma ideale

Il cerchio, come forma ideale ed espressione di armonia, è uno dei simboli usati nell'icona per la rappresentare l'essenza divina, il mondo dei cieli, in opposizione al quadrato "terreno" e ai suoi derivati.

Sferiche sono le aureole dei santi e spesso le figure di Cristo e della Vergine Maria sono racchiuse in una mandorla di luce, ovale o tonda.
Sopra: Il volto di Gesù, XII secolo
Sotto: Sofia della Santa Saggezza di Dio, 1618; Trasfigurazione, XVI secolo. Fonte: Museo delle Icone russe; Madonna. Fonte: Galleria Tretyakovskaya
Linee circolari sono utilizzate per raffigurare le silhouette di angeli in uno dei grandi capolavori della pittura iconografica russa: l'icona della "Trinità" di Andrej Rublev.
Trinità, Andrej Rublev. Fonte: Galleria Tretyakovskaya
Il canone
Le immagini delle icone rispondono a un canone fissato in epoca bizantina e ampliato e in parte rielaborato dai maestri iconografi russi. Ciò significa che i maestri russi utilizzavano nel loro lavoro degli schizzi delle rappresentazioni e i cosiddetti "bozzetti iconografici" che contenevano una descrizione dettagliata dell'aspetto esteriore di ogni santo.
A sinistra: Icona del concepimento di San Giovanni Battista. Autore: Anastasiya Troschenkova
A destra: Un dettaglio dell'icona della Resurrezione di Lazzaro, XV secolo. Autore: Anastasiya Troschenkova
Essi stabilivano se una barba dovesse essere rotonda o a punta, se il santo dovesse essere raffigurato come un giovane o come un vecchio e indicavano i colori delle sue vesti e gli attributi della sua immagine. Tutti questi dettagli aiutavano lo spettatore a orientarsi.
Il nimbo
con la croce
poteva essere solo un attributo di Cristo
Le tre stelle
sulla spalla e sulla fronte,
erano simboli della Madre di Dio
Il cucchiaino
e lo scrigno
aveva come attributi San Pantaleone taumaturgo
Le croci nelle mani

avevano i martiri, che accettavano la morte in nome della fede
La veste bianca e gli occhi ciechi serrati
raffiguravano una delle sante russe più venerate, santa Matrona di Mosca, vissuta nella prima metà del XX secolo
Il modellino
della singola chiesa
o dell'intero monastero che di solito tiene nel palmo della mano accenna al fondatore del complesso monastico
Altre immagini non sono così facili da interpretare. È il caso dell'icona del XV secolo della scuola di Novgorod "Padre nostro con santi scelti", conservata alla Galleria Tretyakov di Mosca, dove si possono osservare dei piccoli circoli simili a cherubini. Così venivano raffigurate già in epoca bizantina le forze celesti menzionate nella Bibbia, seppure non personificate.
Le vite dei santi
Ampia diffusione ebbero in Russia le icone agiografiche che rappresentavano le vite dei santi dalla nascita fino alla canonizzazione e alla glorificazione.

Intorno allo spazio centrale dove è raffigurato il santo è collocato il ciclo di scene che narrano i principali momenti della sua esistenza.

Per capire la rappresentazione occorre partire da sinistra e procedere verso destra e quindi dall'alto verso il basso, ossia dall'angolo superiore sinistro, dalla prima fila superiore e poi dalle coppie di scene a sinistra e a destra raffigurate intorno all'immagine principale.
Icona di Boris e Gleb, scene di vita, seconda metà XIV secolo
Le nuove feste
Lo stile iconografico e i soggetti di alcune icone russe sono assolutamente originali e non si rifanno a prototipi bizantini poiché sono direttamente legati a feste liturgiche celebrate solo dalla Chiesa ortodossa russa.
La riza
La tradizione, che proviene da Bisanzio ed ebbe in Russia un grande successo, vuole che le icone oggetto di una particolare venerazione vengano coperte da una riza in oro o argento tempestata di gemme.

Sul piano simbolico questa copertura aveva la stessa funzione dello sfondo dorato e serviva a richiamare l'attenzione sullo splendore e la bellezza del mondo divino. Zar e imperatori la commissionavano ai migliori orafi e anche oggi le rize sono una testimonianza dell'evoluzione dell'arte decorativa russa.
Iconostasi funebre della zarina Sofia nel monastero di Novodevichny
Sopra: La trinità dell'Antico testamento
Sotto: La Madonna di Feodosia; Cristo Pantocrate; La protezione della Vergine
Dove si possono vedere
le icone russe


A Mosca

Galleria statale Tretyakov: www.tretyakovgallery.ru

Museo del Cremlino: www.kreml.ru

Museo centrale di cultura e arte russe antiche A. Rublev, www.rublev-museum.ru (sito solo in lingua russa)






A San Pietroburgo

Museo russo: www.rusmuseum.ru

Museo Fabergé: www.fabergemuseum.ru
Testo di Irina Osipova.
Design e layout di Ekaterina Chipurenko.
Fonte immagini: wikipedia.org,Galleria Tretyakov, Museo dell'icona russa.
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